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venerdì 13 marzo 2020

NO al taglio dei parlamentari, SI' al taglio dei privilegi e dei costi della politica

Comunicato stampa 
 
NO al taglio dei parlamentari, SI' al taglio dei privilegi e dei costi della politica



I Monarchici di Italia Reale - ha dichiarato L'Avv. Massimo Mallucci, Presidente Nazionale del Partito, in occasione di un'intervista sul prossimo referendum, rilasciata a Facebox-tv - sono schierati per il "NO" ad una riforma che vuole tagliare la voce del Popolo. I Monarchici intendono tagliare i privilegi e le spese folli di una Oligarchia prepotente per restituire al Popolo la propria vera Sovranità. Si battono per tutelare le GARANZIE DEL PARLAMENTO. Non dimenticano la "Marcia sullo Statuto", nell'ottobre del '22. Ieri i carri armati tedeschi, oggi le banche centrali ed i poteri finanziari dei marpioni dell'economia che tende ad imporre sempre più una politica, frutto di "piattaforme" virtuali. Italia Reale intende lanciare la proposta per una elezione di un'Assemblea Costituente, ampiamente rappresentativa, con il suffragio proporzionale per ripensare questo Stato che tende a vedere il Popolo come un'entità astratta e lontana da chiamare a ratificare decisioni già prese. Occorre votare "NO", contro il disegno di un nuovo totalitarismo. Basta con le regioni, ridiamo competenze alla province, accorpandole fino ad un massimo di tre! Basta con le Città metropolitane non elette da nessuno! Basta con gli Assessori, Ministri e Sottosegretari non eletti dal Popolo!  Basta con i Prefetti, delegando competenze e funzioni ai Questori! Basta ai candidati imposti ed inamovibili! Tutta questa costruzione che deve essere demolita costa al Popolo italiano 23 miliardi di Euro l'anno. Italia Reale ricorda le parole del Re Umberto II°, con le quali aveva iniziato il suo breve Regno: "Con la libertà tutto è possibile, senza la libertà tutto è perduto."

L'addetto stampa Pier Francesco Gaviglio Rouby

domenica 14 gennaio 2018

Grillo e Berlusconi non vi convincono?



Grillo e Berlusconi non vi convincono? 

Votate per il Re

I monarchici di Italia Reale lanciano il simbolo del Blocco nazionale. «L’alternativa allo sfascio repubblicano». In vista del voto i fedeli della corona sognano un accordo con Sgarbi e vogliono riportare le spoglie del Re al Pantheon. «Emanuele Filiberto dovrebbe rappresentare l’Italia all’estero»

Sognano un nuovo Risorgimento a difesa dell’identità italiana, contro la globalizzazione e i poteri forti dell’economia mondiale. E intanto si preparano a scendere in campo alle prossime elezioni. I monarchici italiani si danno appuntamento a due passi da Montecitorio, nella sala conferenze di un noto albergo romano. Tra stemmi sabaudi e tricolori del Regno si tiene a battesimo il Blocco nazionale per le libertà. È il nuovo contenitore politico creato dal movimento Italia Reale. Nostalgici e fuori dal tempo? Niente affatto. «Siamo sostanzialmente patrioti» spiega il presidente Massimo Mallucci. «Le migliori democrazie europee sono monarchie - insiste il segretario Angelo Novellino - In Europa ce ne sono almeno dodici, con il Vaticano sono tredici».
Chi è stanco dei soliti partiti da oggi ha un’alternativa. Sulla scheda elettorale basta cercare il simbolo con la stella e la corona. Saldamente ancorati alla destra italiana, adesso i fedelissimi sabaudi sono pronti a misurarsi alle urne. Presentarsi alle elezioni non sarà facile, la raccolta firme è proibitiva. Eppure sono già in corso contatti con alcuni parlamentari uscenti per provare ad aggirare l’ostacolo. «Ma su questo non fatemi parlare…» conferma il segretario chiedendo riservatezza sulla trattativa. La strada è impervia, ma nulla è impossibile. Il sogno è un apparentamento con la lista di Vittorio Sgarbi. «Condivide con noi l’impostazione liberale, rappresenta un’altra voce fuori dal coro. È una persona perbene e di cultura: la nostra simpatia nei suoi confronti è sincera». Non è dato sapere se il noto critico d’arte sia già al corrente della proposta di alleanza. «Abbiamo avviato dei contatti - insiste il segretario monarchico - vedremo quale sarà l’esito».

 (Angelo Novellino - Segretario Nazionale)
Il sogno di Italia Reale è un apparentamento con la lista di Vittorio Sgarbi. «Condivide con noi l’impostazione liberale, rappresenta un’altra voce fuori dal coro. È una persona perbene e di cultura: la nostra simpatia nei suoi confronti è sincera». Chi è stanco dei soliti partiti da oggi ha un’alternativa. Sulla scheda elettorale basta cercare il simbolo con la stella e la corona
Intanto si discute del programma. Riportare il Re al Quirinale non è ancora all’ordine del giorno. «La monarchia è un percorso di lungo termine» ammettono con realismo i presenti. Si parte dal nuovo progetto elettorale: il Blocco nazionale. Al richiamo di Italia Reale per ora hanno aderito la Democrazia Cristiana del segretario Denis Martucci e l’Associazione nazionale democratici liberali. «Altri movimenti stanno alla finestra e aspettano la nostra discesa in campo». Anche per questo nel simbolo elettorale è stato lasciato uno spazio vuoto. Simbolo delle tante realtà - i monarchici ne sono convinti - che presto si aggiungeranno alla causa. Gli obiettivi? La riaffermazione dell’identità nazionale, anzitutto. E poi un riesame delle norme sull’aborto e sul fine vita. Il no allo Ius Soli e la difesa della famiglia. Ma i monarchici propongono anche l’abolizione delle regioni per ridare centralità alle province e alle prefetture. E la convocazione di un’assemblea costituente per ripensare e rifondare lo Stato. Immancabile, c’è un progetto che riguarda la vecchia Casa Reale. «Vogliamo chiedere al governo di interpellare il principe Emanuele Filiberto di Savoia perché possa rappresentare il Paese all’estero».
Un dubbio è giustificato. Ma insomma, in Italia i monarchici non arrivano un po’ fuori tempo massimo? I diretti interessati non sono d’accordo: il Paese ha voglia di teste coronate, spiegano. L’attuale sistema è in crisi, la gente non va più a votare. «Alla Repubblica dei privilegi - si legge in uno dei periodici consegnati durante l’incontro - occorre sostituire una monarchia di popolo». Italia Reale è l’alternativa allo sfascio repubblicano, come recita uno degli slogan. Ma a chi si rivolge un partito monarchico? «Il contributo che possiamo portare è quello della nostra identità» spiega orgoglioso il presidente Mallucci. «Con il nostro simbolo rappresentiamo l’unica destra popolare, nazionale e identitaria che ci sia mai stata in Italia». Il riferimento è il Partito nazionale monarchico di Alfredo Covelli, che negli anni Cinquanta portò in Parlamento 40 deputati e 16 senatori.
La salma di Vittorie Emanuele III deve tornare al Pantheon? «È la storia d’Italia che ce lo chiede» taglia corto il segretario Novellino. «Come le spoglie degli imperatori austriaci nella cripta dei Cappuccini a Vienna e i re d’Inghilterra a Westminster, i sovrani sono sepolti al Pantheon. Ma di che stiamo parlando?»
Oggi quel traguardo appare particolarmente difficile. Le difficoltà del momento impongono il giusto realismo. Italia Reale conta circa 3600 iscritti, alle ultime amministrative ha eletto tre consiglieri comunali nelle province di Lecco e Pavia. Alle regionali siciliane una rappresentante monarchica è stata inserita a Catania, da indipendente, nelle liste di Forza Italia. Cinque anni fa il segretario Novellino si è candidato a sindaco della Capitale, conquistando lo 0,07 per cento, pari a 809 preferenze. Insomma, la strada è solo all’inizio. L’importante è non dimenticare mai le proprie radici. Ecco perché la posizione di Italia Reale sull’ultima polemica monarchica è fin troppo scontata. La salma di Vittorie Emanuele III deve tornare al Pantheon? «Non è un discorso politico, è la storia d’Italia che ce lo chiede» taglia corto il segretario Novellino. «Come le spoglie degli imperatori austriaci nella cripta dei Cappuccini a Vienna e i re d’Inghilterra a Westminster, i sovrani sono sepolti al Pantheon. Ma di che stiamo parlando?».

 http://www.linkiesta.it/it/article/2018/01/12/grillo-e-berlusconi-non-vi-convincono-votate-per-il-re/36777/

 

 

venerdì 15 dicembre 2017

La Regina Elena di Savoia in Italia !!!



(ANSA) - MONDOVI' (CUNEO), 15 DIC - Torna in Italia la salma della regina Elena di Savoia. Le spoglie della moglie di Vittorio Emanuele III, penultima Regina d'Italia, sono state trasferite oggi da Montpellier, dove è morta nel 1952 a 79 anni, al Santuario di Vicoforte, vicino a Mondovì, nel Cuneese. A darne notizia è stata la nipote Maria Gabriella di Savoia, che esprime "profonda gratitudine" al presidente Sergio Mattarella, "che fattivamente propiziò la traslazione della salma".
    Il trasferimento è avvenuto in gran segreto. Il Santuario già nelle intenzioni del duca Carlo Emanuele I di Savoia, a inizio Seicento, doveva diventare il mausoleo della Casa reale. Non è escluso che nelle prossime settimane qui vengano traslate anche le spoglie di Vittorio Emanuele III, morto in esilio il 28 dicembre di settant'anni fa ad Alessandria d'Egitto, dove è tuttora sepolto.
    "Confido che il ritorno in Patria della Salma di Elena, concorra alla composizione della memoria nazionale", è l'auspicio di Maria Gabriella.



Apprendo dall'Ansa la notizia della traslazione della Salma della Regina Elena di Savoia al Santuario di Vicoforte in provincia di Cuneo.
Devo scrivere, quasi con rammarico, che il fatto, non mi entusiasma. Certo se sarà presto traslata anche la Salma di Re Vittorio Emanuele III come indicato, sarà stupendo poter fare Loro visita finalmente riuniti, senza dover girare il mondo, così come provo sollievo, sapere che la salma del glorioso  Re Soldato potrebbe presto essere "al sicuro" dall'integralismo islamico presente in Egitto, ma non posso certo scrivere d'essere felice...
Come italiano, devo scrivere invece, che il luogo scelto per il Loro riposo e il rientro in terra d'Italia, avvenuto praticamente di nascosto, per non urtare la claudicante repubblica italiana, mi delude e mi umilia.
Sappiamo fin troppo bene, che la Loro naturale collocazione finale, non poteva che essere il Pantheon, con i dovuti onori che spettano ai Capi di Stato... ma tant'è!

Non ci resta che gioire e commuoverci, versando lacrime di felicità e di rabbia assieme.
Viva il Re, viva l'Italia, viva Casa Savoia ...sempre!

mercoledì 7 maggio 2014

«Tornino le salme dei sovrani. E magari anche la monarchia»



«Tornino le salme dei sovrani. E magari anche la monarchia»

Intervista a SAR il Principe Amedeo di Savoia Duca d’Aosta
di Carlantonio Solimene (fonte “Il Tempo”)

Amedeo di Savoia: «Tornino le salme dei sovrani. E magari anche la monarchia»

Il Duca d’Aosta fa suo l’appello di tanti monarchici per un gesto di «pacificazione» nazionale
Politica
 «I fatti di Napoli hanno confermato quello che penso da sempre: la funzione della monarchia è quella di garantire l’unità nazionale e mai come in questo momento in Italia ce n’è grande necessità».
Nel giorno in cui il segretario della Lega Matteo Salvini viene «cacciato» da Napoli da manifestanti che espongono bandiere borboniche, Amedeo di Savoia, quinto Duca d’Aosta, sembra rimpiangere i tempi in cui la figura del Re rappresentava il minimo comun denominatore per il popolo italiano. E mentre il governo Renzi valuta modi e opportunità di un ritorno delle salme dei Savoia sul suolo patrio, fa suo l’appello di tanti monarchici per un gesto di «pacificazione» nazionale.


Amedeo di Savoia, è arrivato il momento di far rientrare in Italia le spoglie dei sovrani?
«È un diritto dei defunti ma è soprattutto un dovere del governo. Anche se avvenisse domani mattina sarebbe comunque tardi. Troppi anni sono passati, basterebbe pensare a quanto successo con Re Faruq, morto a Roma ma subito tumulato nel suo Egitto, o con la Regina Federica, morta a Madrid ma poi sepolta in Grecia. Dobbiamo accettare che Atene e Il Cairo siano più democratiche di Roma?».
Come si spiega l’eccezione italiana?
«Sono state date tante di quelle ragioni che ormai, ogni volta che se ne parla, si dimentica quella precedente. Il fascismo, le leggi razziali… Ma la monarchia non ha avuto solo aspetti negativi. E non mi pare che i Papi cattivi li abbiano gettati nel Tevere. Magari c’è anche altro…».
Cosa?
«Non so, penso che fino a che è stato in vita l’ultimo costituente, forse si è voluto impedire il ritorno dei Savoia in Italia per paura. Come se ci fosse ancora la coscienza sporca per quanto avvenuto con il Referendum istituzionale».
Accettereste una soluzione di compromesso come una sepoltura a Superga?
«Le salme dei Savoia vanno tumulate al Pantheon. La storia è la storia, non mi piacque Ciampi quando disse che tra monarchia e Repubblica c’era stata un cesura: fu poco corretto e poco cristiano. La continuità tra monarchia e Repubblica andrebbe ripristinata anche per avere una storia unita dell’Italia, che non vada studiata su due libri differenti».
Non crede che i Savoia, da questo punto di vista, debbano rimproverarsi qualcosa? In passato non sono sembrati così convinti nel riconoscere la Repubblica…
«Riconoscere o meno non c’entra nulla, io ho giurato fedeltà alla Repubblica, anche se continuo a discutere il modo in cui è nata, i brogli che segnarono il referendum e che anche la storiografia ha ormai accertato. Ma, ripeto, a questa Repubblica ho giurato fedeltà e ho anche fatto il servizio militare. D’altra parte, tanti dei Presidenti della Repubblica passati per il Quirinale avevano giurato in giovinezza fedeltà al Re. Se vogliamo avventurarci in questo discorso, rischiamo di continuare all’infinito».
A Napoli il leghista Salvini è stato respinto da manifestanti con le bandiere borboniche. Che effetto le ha fatto?
«La funzione della monarchia è stata sempre quella di unire. Stiamo diventando un melting pot, alle “vecchie” autonomie, comprese quelle  linguistiche, se ne stanno aggiungendo tante altre. Pensi a tutti gli arabi che stanno prendendo la cittadinanza italiana».
E cosa c’entra questo con la monarchia?
«In Belgio, ad esempio, hanno scelto democraticamente lo Stato monarchico. Non perché ci fosse chissà quale sentimento ideale, ma perché era l’unica garanzia di tenere insieme fiamminghi e valloni. D’altronde, il sovrano è per antonomasia al di sopra delle parti».
In che senso?
«Il presidente della Repubblica viene da un partito, mentre quando si regna non si ubbidisce a nessuna fazione. Inoltre, si è educati fin da bambini al destino che si concretizzerà in futuro. Manca quel sentimento negativo che è l’ambizione, anzi, a volte il fatto che da grandi bisognerà regnare è vissuto come una condanna. E poi, ormai, la differenza tra un Re e il Presidente della Repubblica è davvero poca. Entrambi quasi non hanno poteri. Se si eccettua Napolitano, che negli ultimi tempi ha allargato il suo raggio d’azione».
È un rimprovero?
«Assolutamente no, se lo ha fatto è solo perché l’emergenza glielo ha imposto».
Si offende quando il Capo dello Stato viene chiamato «Re Giorgio»?
«No, per carità. Semmai, conoscendo i suoi ideali, forse si offende lui».
Per l’Unione Monarchica Italiana è lei l’unico possibile pretendente al trono. In un angolo della sua mente conserva ancora la speranza di essere, un giorno, il Re d’Italia?
«Non parlerei di speranza. Piuttosto, dati anche i tempi difficili che viviamo, lo definirei un dovere. È molto difficile che avvenga, ma non impossibile. Fino a qualche anno fa se in treno qualcuno parlava di monarchia, le persone non ascoltavano nemmeno. Oggi, al di là di come la pensino, per lo meno ascoltano».

venerdì 7 febbraio 2014

Italia Reale - Periodico NEWS



Italia Reale - Periodico
NEWS

Il periodico Italia Reale continua le sue pubblicazioni con il nuovo Direttore presso la Casa Editrice SEREL - International S.r.l. di Stefano Termanini, di Genova

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mercoledì 8 gennaio 2014

Demografia: la bomba è al contrario



Demografia: la bomba è al contrario


Falsi miti e verità.

della Redazione

Abbiamo letto con stupore una esposizione sull’argomento di Michel Schooyans in cui, molti dei miti e delle “verità” che conosciamo, vengono agilmente ribaltate.
Monsignor Michel Schooyans è bene ricordare, è stato un pioniere dello studio critico del pensiero neo-malthusiano nelle istituzioni internazionali. Il neo-malthusianesimo è una teoria che, riallacciandosi al pensiero di Thomas Malthus, afferma la necessità del controllo e della limitazione del numero delle nascite mediante pratiche anticoncezionali, prestando grande attenzione agli studi degli economisti nel settore agrario e in quello delle risorse energetiche.
Il malthusianesimo riprende in chiave moderna il pensiero di Malthus, il quale sosteneva che la finitezza delle risorse combinata con una crescente pressione demografica, in assenza di interventi correttivi, avrebbe incentivato la diffusione della povertà e della fame nel mondo.
Monsignor Michel Schooyans rifiuta queste teorie, tanto da aver attirato l’attenzione e ispirato Giovanni Paolo II a scrivere l’Evangelium Vitae.


Sacerdote belga nato nel 1930, professore emerito all’Università di Lovanio, è membro della Pontificia Accademia per la vita. Le Edizioni Studio Domenicano hanno da poco pubblicato il suo ultimo lavoro “Evoluzioni demografiche”.
In esso, Schooyans critica il concetto di “capacità portante della Terra”, spiegando che è l’uomo con la sua intelligenza a definire cosa sia una risorsa per lo sviluppo.
Secondo lo studioso, l’umanità non deve farsi limitare nel suo sviluppo dalle ridotte risorse presenti sul pianeta, perché è lo stesso suo sviluppo a determinare la quantità di risorse esistenti.

Secondo i suoi studi infatti, non deve essere l’avanzamento della scienza la prima preoccupazione della società ma la diffusione delle conoscenze scientifiche che abbiamo oggi a disposizione. Prendiamo l’esempio dei Paesi Bassi. Tradizionalmente il mare è percepito dagli olandesi come un nemico. Può inghiottire infatti grandi porzioni di quel territorio, come è accaduto nel 1953. Tuttavia il Piano Delta, realizzato tra il 1958 e il 1997, ha mostrato la formidabile capacità dell’uomo di canalizzare e dominare le forze della natura. Un altro esempio sempre dai Paesi Bassi: la moltiplicazione delle case galleggianti, che mostrano la capacità dell’uomo di fare di un nemico, l’acqua appunto, un alleato. Grazie alle loro capacità tecniche gli olandesi possono ospitare comodamente una popolazione con una densità di 400 abitanti per chilometro quadrato, la più alta d’Europa! Esempio contrario invece è quello del Bangladesh. Sul delta del Gange non si è stati capaci di proporre altro che crudeli quanto forzate campagne di controllo delle nascite, con il solo risultato di essere sistematicamente inondati ogni anno dalle sue acque.
Facciamo un altro esempio però…l’India. In questo Paese, grazie alla rivoluzione verde avuta fruttando le scoperte agronomiche di Norman Borlaug (premio Nobel per la pace) e grazie a politiche adeguate, ci si è permessi di poter nutrire più di un miliardo di abitanti e di poter esportare cereali. Una cinquantina di anni fa l’India soffriva di carestie e faticava a nutrire i 300 milioni di abitanti di allora.
Le carestie di oggi così come quelle di domani, non saranno mai provocate dalla sovrappopolazione afferma sicuro Monsignor Michel Schooyans,  ma dall’incompetenza, dalla corruzione e dalle guerre. E in questa luce, guardando all’Africa, per chi non ha accesso all’acqua potabile, ai servizi sanitari e all’istruzione di base, avere molti figli è la sola condizione per sopravvivere. I figli, sono infatti la prima risorsa per far fronte alle malattie e alla vecchiaia. Quando migliorano le condizioni di vita diminuisce il tasso di fecondità, come è  dimostrato da tutte le società più avanzate del mondo.

Oggi però, la centralità dell’uomo è contestata da diverse correnti di pensiero. Gli autori della Carta della Terra, per esempio, hanno addirittura l’ambizione di riscrivere la Bibbia, il Decalogo e di instaurare il culto della Terra-Madre, cioè di Gaia. C’è una “élite” che punta in particolare a cambiare il paradigma della medicina, per mettere al primo posto la salute della Terra, in seguito quella del corpo sociale e in ultimo quella dell’individuo. Individuo che, in questa visione, dovrà rispondere a criteri di selezione applicati in programmi di salute riproduttiva a forte connotazione eugenetica… In un mondo così “organizzato” non c’è più posto per l’uomo. Occorre invece tornare alla società naturale dove l’uomo occupa fermamente la centralità del sistema. L’uomo non è il problema, ma la soluzione del problema.