lunedì 7 marzo 2011

Riportare sul trono di Libia l'erede di Idris al-Senussi

Libia travolta, intelligence sconvolta

Per il dopo Gheddafi in Libia, riesumare il Re !
Il piano della Cia e degli 007 di Londra per riportare sul trono di Libia l'erede di Idris al-Senussi

di Gianni Cipriani - gianni.cipriani@globalist.it
03 marzo 2011

Il piano targato Cia e intelligence britannica, come tutti i progetti dei servizi segreti, dovrebbe essere super blindato. In realtà, proprio in questi giorni di guerra civile libica tra gli insorti della Cirenaica e delle altre città contro i lealisti di Gheddafi, alcuni segnali parlano assai chiaro: c'è un progetto avanzato a cui sta lavorando l'intelligence Usa e quella di Sua Maestà Britannica che ipotizza, per il dopo Gheddafi, il ritorno della monarchia. Una ipotesi a cui sta contribuendo, con un ruolo più marginale, anche l'Italia.

Scaricare Gheddafi ma salvare la Libia. Una soluzione che punta al raggiungimento di due obiettivi: evitare un vuoto di potere dopo l'eventuale cacciata del colonnello libico (che comunque è considerata certa, anche se non se ne possono prevedere al momento i tempi) che potrebbe portare ad una situazione di caos, ad una frammentazione del paese e rendere possibile una sorta di "irachenizzazione" o peggio "somalizzazione" di un paese la cui stabilità sta assai a cuore all'occidente - in primo luogo l'Europa - sia per questioni economiche ed energetiche che per la ben nota questione dell'immigrazione.

Dal Rais al Re, 40 anni dopo. Il secondo obiettivo del piano degli 007 anglo-americani è quello di riportare al potere una monarchia di sicura affidabilità occidentale, che si faccia garante di un graduale processo di democratizzazione. Da questo punto di vista il modello è la Giordania (ma con un tasso maggiore di democrazia rispetto ad Amman) dove al potere c'è re Abd Allah II, che è figlio di madre inglese, ha studiato in Inghilterra e negli Stati Uniti ed è stato perfino membro della Royal Military Academy Sandhurst, militando nell'esercito britannico con il grado di cadetto.


Monarca fumo di Londra. Cia e 007 vogliono mettere sul trono il principe Idris al-Senussi, a sua volta figlio del "principe nero" Sayyid Abdalla Abed Al Senussi, nipote del deposto re Idris, che aveva ricevuto dal nonno l'incarico di restaurare la "legittimità" in Libia il giorno in cui fosse stato cacciato Gheddafi. Idris-al Senussi, come è ben noto all'intelligence, non è solamente una figura rappresentativa, ma è da anni alla guida del movimento Sanussyyah (il movimento sanussiano) che ha come obiettivo una monarchia costituzionale e un governo democraticamente eletto.

Gli amici di Langley. I sanussiani, in tutti questi anni, hanno mantenuto strettissimi contatti con gruppi armati e di semplici oppositori politici sia dentro la Libia che all'estero. Inoltre alcuni libici in esilio hanno in questi anni ricevuto istruzione militare e finanziamenti direttamente dalla Cia nell'ipotesi (che oggi si sta manifestando) della fine di Gheddafi. Quindi Idris al-Senussi, per come è ipotizzato nel piano, non sarebbe un "fantoccio" imposto dall'occidente, ma un sovrano erede di una dinastia che legittimamente regnava e che, in questi anni, seppur dall'esilio ha mantenuto stretti contatti con settori importanti dell'establishment libico.

La notti romane. A questo si aggiunga che Idris al-Senussi non si presenterebbe come un nemico dell'occidente. Tutt'altro. Parla un italiano perfetto, ha vissuto a Roma dove ha mantenuto casa e amici (tra questi il duca d'Aosta) e gran parte della nobiltà romana e fiorentina. Ha lavorato per Eni, Condotte, Snaprogetti e Ansaldo: e' stato lui il mediatore di grandi affari come la costruzione del porto di Ras Laffan nel Qatar. Poi si è trasferito a Londra. Ultima notazione, tutt'altro che trascurabile in una prospettiva di intelligence, è che la seconda moglie, la spagnola Anna Maria Quinones de Leon, è una marchesa e questo garantisce un legame con re Juan Carlos. E la Spagna è un altro paese più che sensibile riguardo a ciò che accade nell'altra sponda del Mediterraneo.

La trattativa. Come è chiaro nel mondo dell'intelligence, un piano è un piano. Altra cosa è renderlo attuabile, perché è evidente che il dopo-Gheddafi fa gola a molti, sia all'interno che all'esterno della Libia. Dalle monarchie del Golfo che sperano di estendere la propria influenza ad altri settori dell'opposizione a Gheddafi, che puntano su un modello repubblicano. Quindi i giochi sono aperti. Anzi, apertissimi. Ma ci sono alcuni segnali che vanno in una direzione ben chiara, a cominciare dalla disponibilità di Idris al-Senussi che non più tardi di alcuni giorni fa, allo scoppio dei moti, si è dichiarato disposto a tornare. In secondo luogo non è secondario che gli insorti della Cirenaica sventolino la vecchia bandiera in uso con il re Idris (al Senussi tra l'altro è nato a Bengasi) che potrebbe diventare un elemento di unità nazionale che scongiuri il rischio di "somalizzazione" della Libia tra aree e tribù rivali.

Triangolare gli aiuti. In terzo luogo, allo stato attuale, gli insorti hanno chiaramente bisogno di riconoscimenti e aiuti internazionali per sconfiggere Gheddafi. Stando a quanto dicono gli analisi militari britannici mandati sul posto, allo stato attuale gli insorti non hanno alcuna possibilità di rovesciare militarmente il colonnello che ha armi, mercenari e denari sufficienti per finanziare la guerra. C'è bisogno di un intervento "esterno". Ed è questo, proprio in queste ore, oggetto di trattativa. Britannici, americani e italiani premono perché gli insorti, in cambio del riconoscimento, si dichiarino disponibili al ritorno della monarchia o quantomeno diano ad Idris al-Senussi un ruolo di rilievo. Il discorso è chiaro: non si ha nessuna voglia di aiutare rivoluzioni se queste, alla fine, aprono le porte ad una soluzione sfavorevole all'occidente.

La perfida Albione. In Iraq, dopo la guerra di Bush, è accaduto che i "nemici" iraniani abbiano esteso la loro area di influenza nel sud del paese e che gli Usa siano stati tagliati fuori dai principali affari petroliferi. Quindi ora la disponibilità ad aiutare gli insorti è subordinata alla pianificazione di un dopo-Gheddafi che non sia traumatico per Europa e Stati Uniti. Altri dettagli del piano/Senussi sono coperti, a protezione dei mediatori, che sono tanti, che stanno operando proprio in queste ore. Un segnale (che alla luce di questa storia diventa chiarissimo) emerge dalle parole del ministro degli esteri Frattini che ha parlato di contatti "discreti" con gli insorti e ha aggiunto: "I nostri amici inglesi ci hanno provato, il Consiglio ha detto ci rifiutiamo di incontrarli”.

L'ottava “sorella”. «Noi abbiamo delle conoscenze migliori di altri, siamo spesso richiesti in queste ore conoscendo coloro che sono lì. Conosciamo certo l'ex ministro della Giustizia libico ora a capo del consiglio di Bengasi, per i rapporti dell'Italia con la Libia. Conosciamo quella rete di ambasciatori libici che ha detto che da ora loro sono al servizio del popolo libico e non più del regime. Alcuni di loro stanno esercitando un'azione importante per coagulare un consenso». L'obiettivo principale è che il consenso di coaguli intorno al piano/Senussi. La partita è aperta. Ma questo è quello che, in queste ore, sta facendo l'intelligence anglo-americana. Con l'appoggio "discreto" dell'Italia.

Tratto da : Agenzia AMI

mercoledì 2 marzo 2011

Volantinaggio monarchico

Volantinaggio monarchico

(17 marzo 2011)


Vi aggiorniamo circa l’iniziativa in programma giovedì 17 marzo 2011 :

Nell’evidenza della marginalizzazione o meglio dell’esclusione dei rappresentanti di Casa Savoia, dalle manifestazioni ufficiali per il 150° Anniversario della Proclamazione del Regno d’Italia, e nell’evidenza che il Risorgimento “raccontato” in occasione di questo giubileo sia stato ripulito con cura certosina da ogni valore che possa ricordare la Monarchia, noi testimonieremo il contrario, denunciandolo con una manifestazione pubblica in strada.
Lo stesso “titolo” dato all’Anniversario, “150° dell’Unità d’Italia” è un falso (perché l’Unità d’Italia è stato un processo a puntate, conclusosi il 4 novembre 1918) per indurre le giovani generazioni a credere l’Italia, repubblicana all’origine !
Anche a livello locale, il programma degli eventi commemorativi, basa la maggioranza degli appuntamenti su due “colonne” : Garibaldi e le camice rosse !
Nella desolazione di questo panorama nazionale e locale, la nostra piccola iniziativa vuole essere una piccolo raggio di luce per pungolare l’opinione pubblica nonostante tutto.


In previsione dei prossimi appuntamenti elettorali a livello locale, regionale e nazionale, Alleanza Monarchica - Stella e Corona può tornare a rappresentare il punto di riferimento politico dei monarchici di ogni gruppo e associazione, rappresentando contemporaneamente una diversa e valida opzione per tutte quelle persone stanche dell’attuale sistema politico ed istituzionale repubblicano.


Programma operativo :

-          Ore 09.30 Ritrovo presso il Caffè del Teatro in piazza del teatro Sociale per una colazione offerta da Alleanza Monarchica - Stella e Corona di Biella.
-          Ore 10.00 dopo aver suddiviso il materiale disponibile (Volantini e copie di “Italia Reale”) ci avvieremo alla volta di Via Italia, dove occuperemo (secondo le disposizioni del Comune) un breve tratto della stessa a valle e a monte del Battistero, provvedendo alla distribuzione ai passanti.
-          Ore 11.30 circa (si vedrà dal successo della stessa iniziativa) ci raduneremo sotto al porticato di Palazzo Oropa (davanti al Battistero) per fare il punto della situazione e organizzarci per pranzare assieme in allegria e in onore di Casa Savoia !


Alberto Conterio
Commissario per il Piemonte
Alleanza Monarchica – Stella e Corona

venerdì 25 febbraio 2011

Il 17 marzo, esponiamo la Bandiera Italiana

Bandiera Italiana

Ricordiamo agli amici, che il giorno 17 marzo è la giornata più adatta per esporre il tricolore italiano. A chi avesse dei dubbi, ricordiamo che : nessuna legge ne vieta l’esposizione in pubblico, trattandosi del simbolo nazionale prima, con Re Carlo Alberto, del Regno di Sardegna e, per l’appunto dal 17 marzo 1861, di quella che per noi è la Patria e che per altri è solo il Paese.


Pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio che dovessero assurdamente intervenire chiedendone l’occultamento, potranno e dovranno essere denunciati per “abuso d’ufficio” (art. 323 Codice Penale); ove invece si tratti di privati, dovrebbe essere sufficiente ricordar loro la necessità di farsi i fatti loro, senza recare ulteriori molestie, peraltro perseguibili in base all’articolo 660 dello stesso Codice Penale.  

domenica 13 febbraio 2011

I soliti compagni stupidi e trinariciuti

LEGA NAZIONALE TRIESTE

COMUNICATO STAMPA

I SOLITI COMPAGNI STUPIDI E TRINARICIUTI

L’avv. Paolo Sardos Albertini, Presidente della Lega Nazionale e del Comitato per i Martiri delle Foibe, ha espresso tutto lo sdegno per le scritte ingiuriose che hanno deturpato il Centro di Documentazione annesso al Sacrario della Foiba di Basovizza.


Si tratta, evidentemente, dei soliti “compagni trinariciuti” che non si rassegnano al fatto che finalmente dopo tanti decenni di silenzio si parli della tragedia delle foibe.

Questi squallidi personaggi – ha concluso l’avv. Sardos – si sentono ovviamente eredi dei criminali infoibatori del comunista Tito.

Meritano fondamentalmente di essere compatiti perché alla stupidità a questi livelli è giusto rispondere solo con il compatimento.

Fermo restando l’auspicio che le forze dell’ordine facciano il loro dovere perseguendo gli autori di questi gesti.

Trieste, 12 febbraio 2011

IL PRESIDENTE
avv. Paolo Sardos Albertini

giovedì 10 febbraio 2011

10 febbraio : la giornata della memoria

Desideriamo ricordare la tragedia delle Foibe e dell'Esoso di tanti italiani da quel prezioso lembo della nostra Patria con una toccante poesia del poeta giuliano, Cristian Pertan

E' un appuntamento strano, istituito, questo giorno della memoria nel 2005, sembra non appartenere alle istituzioni ipocrite che l'hanno inserito in calendario, e che per tanto tempo hanno colpevolmente fatto finta di non sapere.
Purtroppo anche la società, la scuola e quant'altro dovrebbe ricordare, oppone resistenza a questa verità, molto spesso vengono imposte "verità" di comodo che tendono sempre a colpevolizzare i martiri e ad assolvere i carnefici. Noi siamo prima di tutto ITALIANI, e non possiamo tacere o dimenticare !



Terra rossa terra mia

Quando sono andato via
Ho affidato a te il mio cuore
Ti ho giurato eterno amore
Casa mia terra mia
Terra rossa sangue mio
Rosso il sangue dei miei padri
Massacrati ed infoibati
Sangue il pianto dei miei padri
Esiliati ed umiliati
Terra e sangue ho nel mio cuore
Terra rossa dolce amore
Lacrime della mia gente
Terra rossa che non sente
Il dolore mai lontano
Del popolo istriano
Vojo tornar voglio tornare
Vojo tornar voglio tornare a casa mia!
Istria, Fiume e Dalmazia né Slovenia né Croazia
Terra rossa terra istriana terra mia terra italiana!
Istria, Fiume e Dalmazia né slovenia né croazia
Terra dalmata e giuliana terra mia terra italiana!
Questa terra ho nelle vene
Questa terra mi appartiene
Terra nostra per la storia
Nel mio sangue la memoria
Terra e sangue sempre uniti
Non possono esser divisi
Terra mia santificata
Con il sangue terra sacra
Questa è la mia religione
L’unità della Nazione
Religione insanguinata
Religione della Patria
Terra pazzamente amata
Terra mai dimenticata
Ogni vero italiano
È anche dalmata e giuliano

Cristian Pertan

domenica 6 febbraio 2011

sabato 5 febbraio 2011

Scandali repubblicani !

I sultani di Sicilia

di Massimo Gramellini
5 febbraio 2011

Dopo attente riflessioni, la commissione incaricata di ridurre il numero dei consiglieri regionali siciliani da 90 a 70 ha deciso di soprassedere, «ben altri» essendo i problemi dell’isola. Non che abbia minimamente influito, ma per la completezza dell’informazione gioverà aggiungere che la commissione era composta dai consiglieri regionali medesimi. Il loro senso di responsabilità è al di sopra di ogni sospetto: di recente si sono ridotti lo stipendio del 10%. E’ vero, se ne sono aggiunti un altro 10%, alla voce «aggiornamenti culturali». Ma la cultura è importante. Come i viaggi di lavoro, del resto: 490 mila euro l’anno. E però non di sola cultura e di soli viaggi vive l’uomo. Così l’Assemblea regionale ha posto fine allo scandalo del ristorante interno, dove un pasto completo costava 11 euro. Il menu è stato raddoppiato (classico ed etnico), e il conto ridotto a 9. C’è poco da ridere: anche un risparmio di 2 euro può aiutare il bilancio familiare di persone che ne percepiscono appena 19.400 al mese, lordi.


Qualche lettore si starà domandando come mai i cittadini siciliani accettino questo scandalo finanziato dalle loro tasse (per inciso anche dalle nostre) senza ribellarsi. L’indole fatalista? Forse. Ma soprattutto il clientelismo: Palermo ha oltre ventimila dipendenti comunali. Per pagare i quali, a gennaio, il sindaco ha dovuto attingere ai fondi inviati da Roma per togliere la spazzatura dalle strade. Ventimila dipendenti, in effetti, sono un po’ troppi. Andrebbero ridotti, ma niente paura: se ne occuperà la prossima commissione.



Osservazioni…

E Raffaele Lombardo sarebbe colui che doveva moralizzare la politica della Sicilia e rivedere la storia del Risorgimento fatta di piemontesi ladroni che hanno affamato le popolazioni dell’isola ?

Ma non fateci ridere, …le popolazioni dell’isola dovrebbero cacciare lui, e rileggere le pagine del Risorgimento per trarne la forza necessaria a rifondare le istituzioni dell’isola che questa repubblica ha contribuito a trasformare in una latrina !