martedì 30 novembre 2010

Economia in Emilia Romagna oggi

Riceviamo e pubblichiamo, quanto riassunto dal Responsabile di Stella e Corona, Segretario Regionale Emilia Romagna sulla situazione economica di quel territorio :

Economia in Emilia Romagna oggi
28 novembre 2010

L’economia delle provincie che vanno da Modena a Forlì presenta alcuni timidi segnali di ripresa. La produzione delle ceramiche è di nuovo in crescita, il settore metalmeccanico vede un recupero degli ordinativi nei settori dell’impiantistica e dei macchinari, il commercio di generi voluttuari mostra anch’egli una ripresa dopo i crolli degli anni 2008 e 2009, il settore alimentare continua a produrre reddito. Ciò non induca però in errore perché si è ben lontani all’essere tornati ai livelli degli anni anteriori alla crisi.

Anche il livello di disoccupazione resta alto, rispetto al passato, le imprese preferiscono utilizzare maggiormente la manodopera presente in azienda e se devono richiederne di nuova, non si va oltre ai contratti a tempo determinato in quanto non si è ancora usciti dallo stato di incertezza che scoraggia coloro i quali desiderano effettuare investimenti a lungo termine.
In questo scenario si mantengono preoccupanti le notizie relative alle imprese il cui capitale non è locale. Il caso Omsa di Faenza, con la decisione di delocalizzare la produzione nei Balcani è conosciuto da tutti, in Italia. Le assicurazioni sul mantenimento a Modena della produzione della Maserati non hanno ancora tranquillizzato i lavoratori dell’azienda, così come sono ancora in agitazione i lavoratori della Ferrari per i mancati premi di produzione, nonostante le vendite continuino ad essere elevate.
Sul fronte del credito, solo le banche locali continuano a svolgere un’azione di sostegno all’economia, quelle maggiori, di rilevanza nazionale, tutto hanno fatto tranne che aderire agli inviti del ministro Tremonti, anche quelle che hanno beneficiato dei provvedimenti del ministro volti a permettere agli istituti di credito di concedere finanziamenti alle imprese in difficoltà.
Può essere interessante l’esame della produzione degli argani per ascensori, dei quali l’Emilia Romagna è leader in Italia che, a sua volta, è tra i principali produttori mondiali. La crisi ha colpito anche questo settore che già mostrava problemi per l’elevato valore dell’euro. Gli argani sono infatti esportati per gran parte nei paesi dell’Est e del Medio Oriente. La ripresa ha riportato i livelli di produzione ad un 80% di quelli precedenti la crisi. Nuove commesse giungono da Turchia, Iran ed altri paesi della zona. La preoccupazione principale rimane l’instabilità politica dell’area, specialmente i rapporti con l’Iran, che potrebbero creare gravi difficoltà ai nostri produttori nel caso le relazioni si deteriorassero fino a giungere ad una situazione di pre conflitto.
La ripresa delle vendite è dovuta pure al livello qualitativo del prodotto nazionale, rispetto alle produzioni dei paesi emergenti che, pur costando meno, hanno una durata ed affidabilità inferiore.
In questo scenario le imprese italiane avrebbero bisogno di un maggior impegno da parte delle autorità governative e dalle camere di commercio. Le ultime svolgono un utile compito in tal senso, manca in parte l’azione dalle autorità nazionali, cosa che favorisce i nostri concorrenti esteri i cui governi sono molto più agguerriti del nostro in queste iniziative.
Per concludere questo breve intervento rileviamo come debba essere tenuto alto il livello d’attenzione verso le economie emergenti. Sempre prendendo ad esempio una delle produzioni principali della regione Emilia-Romagna: la ceramica, le ditte che producono forni ed apparecchiature per la produzione di piastrelle, che esportano con rilevanza, aiutano in prospettiva la concorrenza alle imprese nazionali. Se la nazione Italia non agirà di concerto a tutti i livelli, la nostra impresa non riuscirà a superare le difficoltà alle quali si trova davanti e sempre più imprenditori “emigreranno” all’estero dove i costi e la burocrazia sono inferiori rispetto a noi.

Dott. Paolo Carraro

venerdì 26 novembre 2010

A ricordo della Regina Elena

A Ricordo della Regina Elena

Domenica 28 novembre, ricorre la morte della Regina Elena di Savoia
Nata l’8 gennaio 1873, Jelena Petrović Njegoš, divenne la seconda Regina d’Italia nel 1900, dopo aver sposato nel 1896 il Principe Vittorio Emanuele. 


Di animo sensibile e indole pratica, la Regina Elena si tenne sempre lontana dalla politica e dalla mondanità. Profuse il suo impegno in iniziative caritative e assistenziali per tutta la sua vita.
Quando Messina fu colpita dal disastroso terremoto e maremoto nel 1908, Elena si dedicò alla città totalmente. Durante la Grande Guerra divenne infermiera a tempo pieno trasformando il Quirinale in un ospedale. Per reperire i fondi necessari, arrivò ad inventare la "fotografia autografata"
Finanziò opere benefiche a favore degli encefalitici, per madri povere, per i tubercolotici, per gli ex combattenti.
L'impegno contro le malattie era un dovere che sentiva profondamente, tanto da studiare medicina, e promuovere negli anni iniziative per la formazione e l'aggiornamento professionale dei medici e degli operatori sanitari, per la ricerca contro la poliomielite, per il morbo di Parkinson e soprattutto contro il cancro. Nel 1941, le venne riconosciuta la laurea honoris causa.
Il 15 aprile 1937 Papa Pio XI le aveva già conferito la Rosa d’oro della Cristianità, la più importante onorificenza possibile a quei tempi per una donna da parte della Chiesa Cattolica.

Morta in esilio nel 1952 a Montpellier in Francia, fu definita da Papa Pio XII “Signora della carità benefica”. E’ sepolta come suo desiderio, in una comune tomba nel cimitero cittadino di Montpellier. L'intera città si fermò per assistere e partecipare al suo funerale. La Municipalità di Montpellier ha intitolato il viale che porta al cimitero alla Regina Elena e le ha innalzato un monumento.
Sempre un monumento, in marmo bianco di Carrara, le è stato dedicato a Messina nel 1960 con una sottoscrizione popolare in memoria del suo impegno nella tragedia del 1908

Nel 2001, in occasione dell’apertura delle celebrazioni per il 50º anniversario della morte della Regina Elena, il Vescovo di Montpellier ha avviato la fase diocesana del suo processo di canonizzazione.
Nel 2002, Poste Italiane le hanno dedicato - a favore dello studio per lotta al cancro - uno splendido francobollo.

La figura di Elena colpì l'immaginario di molti scrittori, come Antonio Fogazzaro, Luigi Capuana e Bersezio.
Ada Negri l’ha ricordata ne “L'anello d'acciaio”, mentre il musicista Giacomo Puccini dedicò alla Regina Elena "Madama Butterfly".
Poeti come Giovanni Pascoli, Gabriele d’Annunzio e Diego Calcagno hanno cantato le sue Lodi.

Con alcuni versi di quest’ultimo, la vogliamo ricordare oggi con rispetto e gratitudine :

“ (…)Tutto è finito.
Come nella vita fosti discreta, silenziosa e assorta
così, Regina mia, Tu sei partita e così, nell'esilio, Tu sei morta.
Il passato che odora di cedrina oramai vibra dell'amor per Te...
Ma se si vive male senza il Re, come si vive senza la Regina? ".

Alberto Conterio - 26.11.2010

lunedì 22 novembre 2010

Democrazia senza Popolo



Comunicato stampa:

A seguito della riunione della Direzione Nazionale di Alleanza Monarchica Stella e Corona, il Segretario Nazionale Avv. Massimo Mallucci ha dichiarato:
I monarchici di Stella e Corona considerano la crisi politica in atto come il fallimento irreversibile di un sistema alla deriva che, attraverso manifestazioni di corruzione da basso impero, ha instaurato una "democrazia senza popolo", visto che, ormai, la maggioranza degli italiani dimostra disinteresse per la politica ed il "non voto" aumenta sempre più.
Stella e Corona denuncia il sistema delle liste bloccate, senza preferenze, come un regresso nella libertà, da parte dei padroni della politica che tolgono al popolo una Sovranità basilare. L'Oligarchia moltiplica i propri privilegi di casta, vanificando il lavoro degli onesti, mentre istituzionalizza ogni incertezza ed insicurezza.
Il Superstato Europeo deve essere ridiscusso, in quanto minaccia, ormai, anche la libertà della Patria e, in particolare quella di legiferare. Favorisce gli affari di pochi e vanifica il risparmio ed ogni speranza per l'avvenire.
I monarchici di Stella e Corona ribadiscono la necessità di una "Costituente", da più parti proposta, per rifondare lo Stato.
Comunicano di essere pronti a presentare liste e candidati dove sarà loro possibile, visto il sistema elettorale in atto.
Comunicano che, in ogni caso, i voti monarchici non potranno essere più considerati come scontati e dovuti. Ogni forma di protesta, in sede elettorale, sarà presa in considerazione.

La Direzione Nazionale
Ufficio Stampa
Dott. Roberto Rizzo

mercoledì 17 novembre 2010

...per l'Associazione Amici del Montenegro Onlus

Associazione    Amici   del   Montenegro Onlus
Coordinamento  di  Alessandria

Pubblichiamo di seguito un comunicato dell'amico Carmine di Alessandria: 

L’associazione “Amici del Montenegro” ,  costituita nella nostra città dal maggio 2001, può contare su un discreto numero di Soci e simpatizzanti, Benefattori e Amici,  sotto la guida della coordinatrice alessandrina dott.ssa  SILVIA   MONGA SECCO Medico Pediatra .
Finalità dell’associazione è la solidarietà verso la popolazione montenegrina  vittima  prima del regime totalitario titino ed ora della grave crisi economica post bellica, nonchè delle difficoltà dovute alla recente Indipendenza dalla Serbia.

La sede nazionale degli “Amici” è sita in Roma,  via della Minerva 20 (per informazioni tel. 06-68308433 Sig.ra Maria  Coculo Satta ) ed opera in  collaborazione con le due Ambasciate del Montenegro, site nel quartiere Parioli di Roma, quella per l’Italia e quella presso il Vaticano,  allo scopo di organizzare almeno una Missione Umanitaria annua.
Sono stati individuati alcuni enti ed istituzioni montenegrine,  verso i quali si concentrano le attenzioni dell’associazione italiana : l’Ospedale Danilo I° di Cettinije,  l’orfanotrofio statale Mladost di Bijela e la scuola elementare statale Savo Peanovic di Podgorica, la Chiesa cattolica delle Suore Francescane di Cettinije, il Patriarcato ortodosso-montenegrino.
Queste strutture sono frequentate dalla parte più innocente della popolazione montenegrina : i bambini vittime della guerra e della violenza.
Allo scopo di alleviare la vita di tanti piccoli giovani si raccoglie :
-           materiale sanitario, medicinali a lunga scadenza, attrezzature ospedaliere dismesse
-           materiale didattico, scolastico per l’unica scuola ove è previsto l’insegnamento della lingua italiana
-           abbigliamento, giocattoli, generi alimentari.
Ogni mese il materiale raccolto viene consegnato direttamente alla sede nazionale per essere catalogato ed inscatolato per la prossima Missione prevista .
Un appello  per tutti quanti vorranno collaborare nella nostra associazione con oblazioni ed offerte, per informazioni tel. 0131 252437- 338 8757442 Carmine Passalacqua , tesoriere del gruppo alessandrino, o direttamente alla segreteria di Roma 06 68308433.
Seguendo l’insegnamento della nostra Regina Elena, della gloriosa dinastia Petrovic Niegosh,  lo scopo principale degli “Amici del Montenegro” è l’aiuto umanitario verso nostri fratelli al di là del mare Adriatico, legati all’Italia dal perenne ricordo della “Regina della carità”.
L’associazione è presente da anni nello spazio gentilmente concesso dal trisettimanale IL PICCOLO di Alessandria per i sodalizi di beneficenza.
Si può contribuire con l’offerta del 5 per mille delle proprie tasse pagate allo Stato, apponendo la propria firma nell’apposito spazio per le Associazioni di Volontariato nei Modelli 730/740 con l’indicazione del codice fiscale 96324970589.
Appello a tutti per diventare Soci e sostenitori di questa associazione libera, versando 30 euro annui o qualsiasi altra oblazione anche in memoria dei propri Cari scomparsi.

lunedì 15 novembre 2010

Monarchici Toscana: Monarchici in Altezza

Monarchici Toscana: Monarchici in Altezza: "Come vice coordinatore della Toscana di Stella e Corona, voglio portare il nostro movimento in alto, e questa è cosa risaputa. Oggi ho attr..."

sabato 13 novembre 2010

Abolizione del Vitalizio ? ...neanche per sogno !

Abolizione del Vitalizio ai parlamentari ? …neanche per sogno !

Il giorno 21 settembre 2010 il Deputato Antonio Borghesi dell'Italia dei Valori ha proposto
l'abolizione del vitalizio che spetta ai parlamentari dopo solo 5 anni di legislatura in quanto
affermava cha tale trattamento risultava iniquo rispetto a quello previsto dai lavoratori che
devono versare 40 anni di contributi per avere diritto ad una pensione. 


Indovinate un po' come è andata a finire ! :

Presenti 525
Votanti 520
Astenuti 5

Maggioranza 261

Favorevoli alla proposta 22
Contrari alla proposta 498

E poi viene comunemente creduto, che sia impossibile mettere d’accordo la destra con la sinistra !!!
Non ne hanno dato notizia né radio, né giornali, né Televisione ovviamente.
VERGOGNA !!!

Ecco un estratto del discorso presentato alla Camera :

Penso che nessun cittadino e nessun lavoratore al di fuori di qui possa accettare
l’idea che gli si chieda, per poter percepire un vitalizio o una pensione, di versare
contributi per quarant’anni, quando qui dentro sono sufficienti cinque anni per
percepire un vitalizio. È una distanza tra il Paese reale e questa istituzione che deve essere
ridotta ed evitata. Non sarà mai accettabile per nessuno che vi siano persone che hanno fatto il
parlamentare per un giorno - ce ne sono tre - e percepiscono più di 3.000 euro al mese di
vitalizio. Non si potrà mai accettare che ci siano altre persone rimaste qui per sessantotto
giorni, dimessisi per incompatibilità, che percepiscono un assegno vitalizio di più di 3.000
euro al mese. C’è la vedova di un parlamentare che non ha mai messo piede materialmente
in Parlamento, eppure percepisce un assegno di reversibilità.
Credo che questo sia un tema al quale bisogna porre rimedio e la nostra proposta, che stava in
quel progetto di legge e che sta in questo ordine del giorno, è che si provveda alla
soppressione degli assegni vitalizi, sia per i deputati in carica che per quelli cessati,
chiedendo invece di versare i contributi che a noi sono stati trattenuti all’ente di
previdenza, se il deputato svolgeva precedentemente un lavoro, oppure al fondo che l’INPS
ha creato con gestione a tassazione separata.
Ciò permetterebbe ad ognuno di cumulare quei versamenti con gli altri nell’arco della
sua vita e, secondo i criteri normali di ogni cittadino e di ogni lavoratore,
percepirebbe poi una pensione conseguente ai versamenti realizzati.
Proprio la Corte costituzionale, con la sentenza richiamata dai colleghi questori, ha permesso
invece di dire che non si tratta di una pensione, che non esistono dunque diritti quesiti e che,
con una semplice delibera dell’Ufficio di Presidenza, si potrebbe procedere nel senso da noi
prospettato, che consentirebbe di fare risparmiare al bilancio della Camera e anche a
tutti i cittadini e ai contribuenti italiani circa 150 milioni di euro l’anno.

Tratto dal Sito del Deputato Borghesi

mercoledì 10 novembre 2010

Rifiuti e ambiente


Rifiuti e ambiente, fa rima con… gabelle e cittadini

Lettera proposta inviata a : “il Biellese” in data 10 novembre 2010


Sono di queste settimane le notizie della ricomparsa del problema rifiuti in Campania, così com’é di ieri martedì 9 novembre 2010 la notizia locale pubblicata da “il Biellese” del caro rifiuti nel Comune di Pettinengo. Due storie apparentemente lontane mentre in realtà sono semplicemente le due facce della stessa moneta… perché è di moneta, denaro che parliamo, non di rifiuti !


Qualche anno fa, contestando i provvedimenti di comuni e province circa la differenziazione dei rifiuti quale risoluzione del problema, avevo affermato e scritto, che l’argomento non sarebbe stato risolto in questo modo e che i costi lievitati dei servizi non avrebbero giustificato con equità i risultati raggiunti.
Sono passati pochi anni e quanto previsto purtroppo, si sta sistematicamente materializzando.
Per amor di verità, è opportuno ricordare ai cittadini dalla memoria corta che il “progetto differenziata”, pomposamente avviato dalle Amministrazioni locali (sia esse di destra, civiche e di sinistra) per liberare la nostra società dai rifiuti, avrebbe dovuto portarci - in cambio di un piccolo lavoro aggiunto e di un ambiente più sano - un risparmio di spesa. Oggi sappiamo, ed i cittadini residenti a Pettinengo sono gli ultimi che possono confermarcelo, che siamo stati raggirati …come al solito. I costi sono infatti mediamente lievitati del 50 %. Inutile scaldarsi e protestare comunque, indietro non si torna, e occorre essere coscienti quindi che ai rifiuti, s’e aggiunto l’effetto collaterale dei costi…
Come risolvere la questione ? La mia opinione non è cambiata in merito. Occorre prendere atto, che nonostante la differenziazione, l’incenerimento o la loro termovalorizzazione, i rifiuti continuano ad essere un’emergenza, o dove il problema è meglio gestito, i rifiuti sono ormai un peso economico  non indifferente sul bilancio famigliare dei cittadini.
Occorre quindi ridurre all’origine la quantità di rifiuti che i cittadini producono.
Qui entrano in gioco le Amministrazioni locali, che devono avere a cuore il bene della comunità a costo di risultare antipatiche a qualcuno, e non cercare il compromesso più opportuno a spese dell’unico anello della catena che non può sottrarsi a nuove gabelle : i cittadini !
Queste - le Amministrazioni - devono prendere provvedimenti che incentivino produzioni ed il commercio di beni di consumo con imballaggi minimi, se non assenti.
Sono trent’anni che parliamo di abolire gli schopper di plastica o no ? Mi spiegate allora come mai negli ultimi anni al contrario, sono quasi scomparsi i sacchetti di carta dai nostri supermercati ? Quando vogliamo smettere di vendere un ettogrammo di prosciutto o una molletta per i capelli imballati in una valigia di plastica trasparente ? Quando sarà finalmente proibito commercializzare le acque minerali nelle bottiglie di poliestere o il latte nei cartoni alluminati ? E’ impossibile ciò ?
Decine se non centinaia di Comuni espongono ridicoli quanti inconcludenti e demagogici cartelli che ci riferiscono essere “denuclearizzati”. Sorrido e mi chiedo ancora : ma in Italia la gente portava forse a spasso le bombe nucleari invece del cagnolino ? Non sarebbe più utile alla società comunicare che questi territori sono - ad esempio - “deplastificati”.
Faccio una proposta a nome di Alleanza Monarchica - Stella e Corona : La Provincia  X vieta sul suo territorio la produzione, la commercializzazione ed il transito di bottiglie di plastica !
Certo qualche inconveniente iniziale lo provochiamo sicuramente e ci facciamo anche qualche nemico. Vogliamo credere che le aziende più serie che producono e commercializzano acque e bibite rinuncino alla vendita dei loro prodotti e quindi ai guadagni a causa dell’imballo ?
Crediamo proprio di no !
Ritengo convintamene che le Amministrazioni locali, non hanno solo il compito di rastrellare tributi assecondando la “società”, ma penso abbiamo in primis, il dovere di guidare la società verso uno sviluppo logico, equo e sostenibile. Ora nessuno vuole vietare che la tal ditta venda la sua bibita o commercializzi il suo prodotto nella nostra Provincia, ci mancherebbe ! Chiediamo soltanto però che lo faccia in modo conveniente per TUTTI, non solo per il suo profitto, e se alla fine il costo di smaltimento dei rifiuti cala perché quantità e tipologia dei rifiuti sono drasticamente diminuiti, allora si, ci guadagniamo tutti per davvero, anche i produttori !
La beffa di oggi invece prevede che siano i cittadini e solo loro a sobbarcarsi il salvataggio planetario dell’ambiente prelevando ingenti quote dal loro bilancio famigliare… per tutti, anche per coloro che producendo e smaltendo i rifiuti ci guadagnano alla grande !
Concludiamo per non tediare i lettori, …si chiede che i problemi vengano finalmente affrontati seriamente, non rimandati alla prossima giunta o amministrazione, si chiede insomma che si cominci a fare sul serio. Siamo stanchi d’essere presi in giro !

Alberto Conterio
Commissario per il Piemonte di
Alleanza Monarchica - Stella e Corona
 

martedì 9 novembre 2010

Siatuazione Economica della Provincia di Biella

Situazione economica (prov. Biella)
Riassunto tratto da articoli pubblicati su “ il Biellese” - rubrica “Economia”
Numeri di settembre ed ottobre 2010

Premessa storica territoriale
La realtà industriale biellese (prettamente tessile), ha radici lontane (non antiche) con caratteristiche totalmente diverse dalla realtà tessile del pratese (in particolare) ma anche di altre zone tessili d’Italia (vedi la zona di Vicenza in Veneto, casertano, la zona di Carpi in provincia di Modena o la Puglia in generale. Questo porta oggi, ad avere una situazione economica e di sviluppo futuro del territorio particolare, che si fonde poi anche con le caratteristiche del territorio, il suo decentramento rispetto alle vie principali di comunicazione ed al carattere stesso della gente autoctona.


La zona del Biellese, viene interessata storicamente dall’industrializzazione fin dalla prima metà dell’ottocento, quando con le riforme messe in atto da Carlo Alberto prima e da Cavour dopo, la borghesia (ma anche le poche famiglie nobili locali) vengono incentivate ad investire in imprese industriali. Ciò si materializza nella nascita ex novo, di industrie soprattutto tessili grazie alle grosse quantità d’acqua disponibili, e i salti altimetrici disponibili nelle nostre valli per la trasformazione dell’acqua in energia.

Fin da subito, le imprese biellesi, assumono dimensioni davvero notevoli, industriali appunto. Gran parte delle aziende infatti può rifornirsi di una enorme quantità di mano d’opera che altrimenti sarebbe in difficoltà a nutrirsi dato l’asprezza del territorio prettamente collinare e montano, richiamandone anche dai territori circostanti, l’alto canadese e la valsesia.
Ad esempio, nel paese natale del mio nonno paterno, Andorno, ad inizio del 1900, in sole due realtà tessili, lavorano oltre 3000 persone, mentre nel paese a valle ne lavorano circa 2000 in un'unica realtà. Oggi questi due comuni dopo un secolo, assieme non arrivano a 5000 residenti.
Questa grande massa di mano d’opera impiegato comunque, porta a due conseguenze, un diretta riguardante l’organizzazione prettamente industriale basata sulla parcellizzazione dei processi lavorativi ed una indiretta riguardante la sindacalizzazione delle masse lavoratrici.
In tutto il resto d’Italia invece, l’industria tessile, si sviluppa (non nasce) per evoluzione delle piccole e piccolissime imprese artigianali esistenti fin dal medioevo.

Questo porta ad avere, sul finire degli anni 90 del secolo appena passato a situazioni paradossali confrontando il biellese con le altre zone citate.
Nel biellese, con la contrazione della domanda, le crisi economiche attraversate negli anni ecc. l’economia locale entra in crisi, si perdono molti posti di lavoro, e le grosse fabbriche passano da 1000 operai a 50 addetti mantenendo però la mentalità rigida della fabbrica sindacalizzata e organizzata per livelli, mentre nel resto d’Italia, pur soffrendo le stesse pene, anche le imprese di 1000 persone oggi ridotte ai 100 o ai 50 addetti, hanno mantenuto la mentalità famigliare dell’impresa artigianale di antica origine.
Non occorre essere dei premi Nobel, per capire che, oggi questa caratteristica risulta essere un vantaggio immediatamente spendibile sul mercato della globalizzazzione, che chiede soprattutto flessibilità e capacità immediate di cambiamento. Capacità che le aziende tessili biellesi fanno fatica a mettere in campo.

A questa difficoltà si aggiungono, tutta una serie di fattori, che in generale, riducono ancora la competitività delle aziende tessili (italiane e quindi anche biellesi), quali i costi energetici eccessivi dati da una politica nazionale miope, la possibilità incentivata per anni dal governo di delocalizzare all’estero parti di processo o interi processi produttivi, e poi una legislazione sul Made in Italy, che anche rivista quest’anno, rimane uno scandalo a favore dei disonesti e delle aziende più grosse e quotate, costringendo alla chiusura gli onesti e le aziende più piccole.
Il nostro risulta inoltre essere un territorio di margine e non di transito che sta vivendo uno spopolamento ed un isolamento molto evidente.

Ma un territorio dovrebbe, vistosi precludere le sue tradizionali possibilità, poter trovare vie nuove di sviluppo. Entriamo invece nell’inferno finale di una società morente che fa di tutto per anticipare il suo ultimo respiro.
Lo spettacolino della politica nazionale incentrata sul fare e disfare nell’alternanza di maggioranza e opposizione infatti, è perfettamente replicata anche a livello provinciale nel biellese. Una mentalità ambientalista auto castrante poi, indotta negli ultimi 15 anni da veri terroristi sociali, sta soffocando ogni altra possibilità.
E così abbiamo più volte detto di no, a strade, nuovi poli industriali, a possibilità emergenti ad esempio nel trattamento dei rifiuti, nel suo riciclo, o nel suo impiego (termovalorizzatori) per trasformarlo in energia. Abbiamo detto di no alla realizzazioni di un prototipo di centrale cippato, e addirittura ad un impianto sul recupero dei gas bio compatibili… tutte realtà che altrove (nonostante le difficoltà burocratiche) sono riuscite ad avviarsi ed oggi creano ricchezza sui territori ospitanti.

Alla luce di questa premessa spero non noiosa, che ho riassunto per dare un quadro utile ad inquadrare la situazione ad oggi 5 novembre 2010, faccio seguire i dati economici (ma non solo) caratteristici della nostra Provincia :

Evasione fiscale, redditi e consumi
Da una analisi fatta per province dal Centro Studi Sintesi risulta che in Provincia di Biella l’evasione fiscale è un fenomeno non radicato, sporadico insomma. Le famiglie in media spendono ciò che guadagnano. Il reddito pro capite, risulta tra i più alti d’Italia, mentre i consumi si mantengono in media al di sotto delle possibilità. L’analisi particolareggiata dei consumi fa emergere che siamo ai primi posti per spesa alimentare, ma risparmiamo in energia. Sicuramente la riduzione sensibile del numero di aziende e del numero di ore lavorate dalle superstiti incide su questo valore, ma non bisogna neppure dimenticare che i biellesi sono famosi per parsimonia anche più dei genovesi.
Alto il valore delle auto ogni 100 abitanti, pari a 67, dato fortemente influenzato da un territorio in gran parte montano, dove i servizi pubblici sono impraticabili quando non assenti.

Credito e investimenti
Ci viene in aiuto uno studio della Cgia di Mestre, che indica l’esposizione media delle imprese suddivise per provincia.
Milano la più esposta 418.000 euro circa per azienda, poi Brescia 324.000 e Siena 297.000. Biella si tiene a debita distanza 120.000 Euro circa su una media nazionale di 176.596.
Lo studio che mette a confronto dati di 10 anni registra che la crescita in questo periodo è stata del 93,6 % a livello nazionale con una inflazione del 23 %media nazionale. La provincia di biella, che ha avuto un incremento costante in questo periodo (tra il 1999 e il 2008) pur registrando valori assoluti pari al 50% di quelli nazionali (l’industriale biellese non ama le forti esposizioni con le banche, confermando la parsimonia di cui sopra) ha subito una battuta d’arresto con inversione di tendenza nell’ultimo anno e mezzo. Ciò e stato provocato da un lato dalla stretta creditizia delle stesse banche e dall’altra dal calo brutale degli investimenti nelle aziende.
Insomma, gli industriali biellesi hanno tirato i remi in barca e stanno a guardare.
La Cgia completa l’analisi con una situazione sugli investimenti effettuati, dove risulta che questi sono maggiormente rivolti al settore immobiliare rispetto al macchinario tecnico, cioè risultano essere investimenti speculativi, trascurando innovazione di processo e quindi il miglioramento della competitività.

Occupazione
Il numero degli occupati continua a scendere da anni. Nel solo ultimo anno, sempre da fonte Cgia di Mestre apprendiamo che il saldo sarà negativo di circa 1100 unità. Sale così a circa 6800 il numero dei biellesi in età lavorativa senza occupazione, portando il tasso di disoccupazione al 6,7 % contro l’8,3 % di Torino e 7,6 % di Novara. Tutte le altre province piemontesi risultano messe meglio. Ricordiamo che il Tasso medio nazionale è attualmente del 7,8.
Un’indagine di Unioncamere però, prevede che il tasso medio nazionale, giungerà all’8,7 %% nei prossimi 12 mesi, con un ulteriore saldo negativo di circa 178.000 posti di lavoro. Non ci è dato di sapere quanto sarà salato il conto da pagare per la provincia di Biella, ma essendo il trend occupazionale biellese negativo da anni 10 almeno, non lascia ben sperare.
E’ un dato di fatto che la popolazione residente in Biella capoluogo, si sia ridotta di circa 9000 unità negli ultimi 10 - 12 anni, sintomo inequivocabile di declino endemico del territorio, al di la degli alti e bassi dell’economia in generale.
Confartigianato contemporaneamente lancia un allarme per quanto concerne il lavoro nero. Biella tra tutte le province italiane si piazza a metà classifica (53° posto, mentre la più virtuosa tra le piemontesi, Cuneo, si piazza al 32° posto

Inflazione
Tendenzialmente in provincia si registra un calo dei prezzi al consumo (medio) secondo gli indicatori NIC e FOI (periodo settembre 2009 – settembre 2010), con una inflazione media annua calcolata in +1,2 % contro la media nazionale del +1,6 %
Gli aumenti più vistosi riguardano l’istruzione +1,8% ed i servizi sociali in genere

Prospettive future

Artigianato – Le indagini congiunturali rilevano un recupero delle attività produttive artigianali sul territorio. Anche l’umore è cambiato, la differenza ottimisti – pessimisti rimane negativo, - 2%, ma l’anno passato il valore era di - 52 % !
L’occupazione è prevista in crescita, su tutti i settori, tranne che per il tessile  e l’edilizia, che sono la massa.
Gli artigiani fanno notare a maggioranza un aumento dei costi, il 56 % lamenta una pressione fiscale insopportabile ed il 46 % problemi legati al mercato
38% di preoccupati sulla situazione finanziaria, e di aver riscontrato un aumento dei margini bancari sui fidi concessi.
Il 29% inoltre dichiara di aver ricevuto un rifiuto da parte delle banche alla richiesta di nuovi finanziamenti.

Industria – Nel secondo semestre 2010, continua il Trend positivo della produzione, che tra aprile e giugno era stato del + 24,7 % contro una media piemontese dell’11,6 %. Trainanti, le industrie metalmeccaniche e di finissaggio tessile (nobilitazione tessuti)
Le previsioni restano positive su tutte le voci in generale, ma per quanto concerne il tessile occorre ricordare che gli occupati oggi, sono meno della metà di 15 anni fa, e che le aziende rimaste, debbono “sopportare” da sole ormai gli alti e bassi delle richieste, giungendo in fretta alla piena produttività quando appunto c’è richiesta.
Il saldo ottimisti – pessimisti segna un + 8,5 % contro il – 11 % dell’anno passato.

Commercio – Dopo un 2009 da dimenticare completamente, il 2010 chiude ancora negativo con un calo del giro d’affari del 19, 7 %. Previsioni ancora pessimistiche in generale, ma tra i vari settori vi sono sensibili differenze… Per esempio, nella somministrazione sono pessimisti il 78 % degli intervistati, mentre tra gli orafi, gli ottimisti sono 80 % !!!

Cooperative – In aumento le imprese sul territorio, che sono oggi 309 (+ 2,3 %). Il loro volume d’affari è considerato stabile in generale, con il 33% che dichiara un aumento del  volume, contro il 17 % circa che dichiara una contrazione del volume d’affari.
Gli addetti di questo settore risultano a maggioranza a contratto determinato (80,2 %), il 18, 1 % a tempo indeterminato, e 1,7 % con contratto a progetto.
Di questa massa di lavoratori, il 12,4 % è costituita da stranieri.



Concludendo, l’economia in provincia è sostanzialmente “ferma”, pur con la previsioni di aumenti produttivi anche per il prossimo anno, il ricorso alla Cassa Integrazione è previsto solo parzialmente in calo.
Le banche si dichiarano pronte a tutto, ma poi alla prova dei fatti non concedono i liquidi richiesti, la politica locale è senza idee e fa le stesse proposte utopiche da anni senza mai indicare o favorire una via credibile e fattibile. Le persone che contano, sono sempre le stesse, non hanno bisogno di arricchirsi ulteriormente e non si vede all’orizzonte una possibilità di ricambio.

Alberto Conterio - 05.11.2010
Commissario per il Piemonte di
Alleanza Monarchica - Stella e Corona

Monarchia nel mondo

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